giovedì 31 dicembre 2020

L’anno nuovo


Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?

Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.

Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

(Gianni Rodari)

mercoledì 23 dicembre 2020

Er tisichello

Giulio Romano "Due amanti"(1523-1524)
Ermitage, San Pietroburgo
Semo a li confitemini: sò stracco:             (1)
me sento tutto ssciapinato er petto:     (2)
e si cqua nun famò arto a sto ggiuchetto,   (3)
se finisce a Sa’ Stefino der Cacco.

Sta frega de turacci che tte metto,              (4)
tu li pijji pe pprese de tabbacco:
ce vôi sempre la ggionta e ’r zoprattacco,
come si er cazzo mio fussi de ggetto.         (5)

Oggi ch’è festa pôi serrà nnegozzio,
ché lo sa ggni cristiano che la festa
nun è ppe llavorà, mma ppe stà in ozzio.

Manc’oggi? ebbè dduncue àrzete la vesta:
succhia ch’è ddorce. Ma nun zo’ Mammozzio,
si nun t’attacco un schizzettin de pesta.
(G.G. Belli, 26 settembre 1831)
(1) siamo agli estremi; (2) malconcio. (3) arrestiamo; (4) moltitudine; (5) di metallo fuso

martedì 8 dicembre 2020

Monotonia

Vincent van Gogh - Ritratto del dottor Gachet (1890)
Collezione privata, Tokyo
Segue a un giorno monotono un nuovo
giorno, monotono, immutabile. Accadranno
le stesse cose, accadranno di nuovo.
Tutti i momenti uguali vengono, se ne vanno.

Un mese passa e un altro mese accompagna.
Ciò che viene s’immagina senza calcoli strani:
è l’ieri, con la nota noia stagna.
E il domani non sembra più domani.
(Konstantinos Kavafis)

lunedì 23 novembre 2020

«Deus nobis haec otia fecit» (*)

Castelbellino (An)
"C’è  una  certa monotona  uniformità  nei  destini  degli  uomini.  Le  nostre  esistenze  si  svolgono secondo  leggi  antiche  ed  immutabili,  secondo  una  loro  cadenza  uniforme  e  antica.  I sogni  non  si  avverano  mai  e  non  appena  li  vediamo  spezzati,  comprendiamo  a  un tratto  che  le  gioie  maggiori  della  nostra  vita  sono  fuori  della  realtà.  Non  appena  li vediamo  spezzati,  ci  struggiamo  di  nostalgia  per  il  tempo  che  fervevano  in  noi.  La nostra sorte trascorre in questa vicenda di speranze e di nostalgie. (..) Allora io avevo fede in un avvenire facile e lieto, ricco di desideri appagati, di esperienze e di comuni imprese.  Ma  era  quello  il  tempo  migliore  della  mia  vita  e  solo  adesso  che  m’è sfuggito per sempre, solo adesso lo so".
(Natalia Ginzburg, "Inverno in Abruzzo")
(*) «Un dio ci diede questa pace» verso tratto dalla prima egloga del poeta latino Virgilio

domenica 8 novembre 2020

Candele

Jean Monti - Lighting the way
Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese –
dorate, calde, e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine dànno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente.
(Konstantinos Kavafis)

venerdì 23 ottobre 2020

L'eruzione del Vesuvio

"Eruzione notturna del Vesuvio"
M. Gianni scuola napoletana seconda metà del XIX secolo
« cosí d’alto piombando,
dall’utero tonante
scagliata al ciel profondo,
di ceneri e di pomici e di sassi
notte e ruina, infusa
di bollenti ruscelli,
o pel montano fianco
furiosa tra l’erba
di liquefatti massi
e di metalli e d’infocata arena
scendendo immensa piena,
le cittadi che il mar lá su l’estremo
lido aspergea, confuse
e infranse e ricoperse
in pochi istanti
»
(Giacomo Leopardi, "La ginestra", vv. 212-226)

giovedì 8 ottobre 2020

Un vecchio

Rembrandt -  Autoritratto all'età di 63 anni (1669)
National Gallery, Londra
Interno di caffè. Frastuono. A un tavolino
siede appartato un vecchio. È tutto chino,
con un giornale avanti a sé, nessuna compagnia.

E pensa, nella triste vecchiezza avvilita,
a quanto poco egli godé la vita
quando aveva bellezza, facondia, e vigoria.

Sa ch’è invecchiato molto: lo sente, lo vede.
Ma il tempo ch’era giovane lo crede
quasi ieri. Che spazio breve, che spazio breve.

Riflette. A come la Saggezza l’ha beffato.
Se n’era in tutto (che pazzia!) fidato:
« Domani. Hai tanto tempo » - la bugiarda diceva

Gioie sacrificate... ogni slancio represso...
Ricorda. Ogni occasione persa, adesso
suona come uno scherno al suo senno demente

Fra tante riflessioni, in quella pioggia
di memorie, è stordito il vecchio. Appoggia
il capo al tavolino del caffè... e s’addormenta.
(Konstantinos Kavafis)

mercoledì 23 settembre 2020

Lo sfrappone (*)

Si sséguiti accusí, Cchecco, la sbajji.
Fijjo, co st’impropèrî vacce piano.
Chi è llesto de lingua e nnò de mano
o la tienghi a stecchetta o sse la tajji.

Uno c’annassi a rregola de rajji
credería c’un zomaro marchisciano
se maggnassi un leone sano sano
e un’armata co ttutti li bbagajji.

Certuni a cciarle sò spazza-campaggne,
eppoi a ffatti se la fanno sotto,
e arrivi ar punto de vedelli piaggne.

Er mannatàro ch’era un omo dotto
sai che ddisceva a sti spacca-montaggne?
«Ce vò mmeno a inzurtà cc’a ddà un cazzotto».

(G.G. Belli, 1 febbraio 1838)
(*) spavaldo

martedì 8 settembre 2020

Itaca

William-Adolphe Bouguereau - Ulisse riconosciuto da Euriclea (1849)
Musée des beux-arts, La Rochelle
Quando ti metti in viaggio per Itaca,
devi augurarti che sia lunga la strada,
ricca di avventure e conoscenze.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
l’ira di Poseidone non temere,
mai li incontrerai sul tuo cammino
se il pensiero è alto, se nobile
il sentimento che ispira il corpo e lo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi,
il feroce Poseidone non li incontrerai,
se non li porti dentro l’anima,
se l’anima non te li alza contro.

Devi augurarti che sia lunga la strada
e molti i mattini d’estate
quando – con gioia e piacere –
approderai in porti mai visti
e ti fermerai negli empori fenici
a comprare fine mercanzia:
madreperle e coralli, ambra e ebano,
ogni genere di profumi sensuali,
quanti più puoi, profumi sensuali.
Va’ in molte città dell’Egitto
a imparare e imparare dai sapienti.

Non dimenticarti mai di Itaca.
Raggiungerla è la tua meta.
Ma non affrettare il viaggio.
Meglio che duri molti anni
e, vecchio ormai, tu approdi nell’isola,
ricco di quanto ti ha dato il viaggio,
senza pensare che Itaca ti dia ricchezze.

Itaca ti ha dato il bel viaggio.
Senza di lei non ti avventuravi.
Non ha altro da darti.

E se la trovi povera, Itaca non ti ha ingannato.
Ormai saggio, ricco di esperienze,
avrai capito quel che significa un’Itaca.
(Konstantinos Kavafis)

domenica 23 agosto 2020

Er torto e la raggione

"Il torto e la ragione" Riccardo Guasco
Aibbò, nun zò le ssciabbole e le spade
che ddistingueno er torto e la raggione.
Te l’inzeggnerò io quello c’accade,
fijjo, in ner liticà ttra ddu’ perzone.

Chi nun ha ttorto, pò pparé un leone,
ma ppuro in de l’urlà ccerca le strade
de viení ar dunque, e, mmó cco un paragone
mó cco un antro, de fàtte perzuade.

Quer c’ha ttorto però strilla ppiú fforte:
tajja a mmità er discorzo e scappa via,
e in de lo scappà vvia sbatte le porte.

In quanto all’arme poi, sò una pazzia
per rrimette ar crapiccio de la sorte
tanto la verità cche la bbuscía.

(G.G. Belli, 17 marzo 1834)

sabato 8 agosto 2020

Termopili

Jacques-Louis David - Leonida alle Termopili (1814)
Museo del Louvre, Parigi
Onore a quanti nella propria vita
si proposero la difesa di Termopili.
Mai allontanandosi dal dovere;
giusti e retti in tutte le azioni,
con dolore perfino e compassione;
generosi se ricchi e, se poveri,
anche nel poco generosi,
pronti all’aiuto per quanto possono;
sempre con parole di verità
ma senza odio per chi mente.

E ancora maggiore onore è loro dovuto
se prevedono (e molti lo prevedono)
che alla fine apparirà un Efialte
e i Medi infine passeranno.
(Konstantinos Kavafis)

giovedì 23 luglio 2020

Le scurregge che se curreno appresso

Giorgione "La Tempesta" (1507)
Gallerie dell'Accademia, Venezia
Gran contrasto de venti oggi se sente:
ciaddomina perantro lo scirocco!
Guarda come cquà e llà scappa la ggente
pe ppaura ch’er tempo arzi lo scrocco!

Ma er temporale nun sarebbe ggnente
sino che le campane hanno er batocco:
er malann’è che st’arie d’accidente             
(*)
ponno appestacce in barba de san Rocco.

Lo so bbè io, che mme ce sò incontrato
dove un lebbeccio straportò una pesta
propio de quelle da levatte er fiato.

Se stava a la parrocchia, e ffu de festa:
e lo pò ddí la serva der curato,
ché cquer vento j’arzò ssino ha vesta!

(G.G. Belli, 5 ottobre 1831)
(*) d'occidente

mercoledì 8 luglio 2020

Troiani

Jule Joseph Lefebvre - La morte di Priamo (1861)
École nationale supérieure des beaux-arts - Parigi
Sono, gli sforzi di noi sventurati,
sono, gli sforzi nostri, gli sforzi dei Troiani.
Qualche successo, qualche fiducioso
impegno; ed ecco, incominciamo
a prendere coraggio, a nutrire speranze.

Ma qualche cosa spunta sempre, e ci ferma.
Spunta Achille di fronte a noi sul fossato
e con le grida enormi ci spaura.

Sono, gli sforzi nostri, gli sforzi dei Troiani.
Crediamo che la nostra decisione e l’ardire
muteranno una sorte di rovina.
E stiamo fuori, in campo, per lottare.

Poi, come giunge l’attimo supremo,
ardire e decisione se ne vanno:
l’anima nostra si sconvolge, e manca;
e tutt’intorno alle mura corriamo,
cercando nella fuga scampo.

La nostra fine è certa. Intonano, lassú;
sulle mura, il corrotto.                                            (*)
Dei nostri giorni piangono memorie, sentimenti.
Pianto amaro di Priamo e d’Ecuba su noi.
(Konstantinos Kavafis)
(*) lamento funebre di morte

domenica 5 luglio 2020

La battaglia di Magnesia

Antioco III il Grande - Museo del Louvre, Parigi
Ha perso ormai l’antico impeto, la baldanza.
E l’unica sua cura sembra ormai la mancanza
di forze del suo corpo seminfermo. Sereno
trascorrerà la vita che gli rimane. Almeno
questo tenta, Filippo. Stasera gioca a dadi.
Ha voglia di distrarsi. Nel banchetto, si badi
a spargere le rose. Che importa la disfatta
d’Antioco a Magnesia! A pezzi è stata fatta
quella splendida armata, dicono. Ma sarà
proprio così? S’esagera spesso la verità.

Magari! Era un nemico, ma la stirpe, in sostanza,
è la stessa. Un “magari!”, comunque, basta e avanza.
Filippo non rimanda di certo l’allegrezza
della festa. Per quanto sia grande la stanchezza,
conserva un privilegio tenace: la memoria.
Ricorda come piansero in Siria, alla vittoria
che mandò la gran madre Macedonia in frantumi!
Si cominci il banchetto. Servi, musica! lumi!
(Konstantinos Kavafis)

martedì 23 giugno 2020

Le lingue der Monno

Pieter Bruegel il Vecchio - Grande Torre di Babele (1563)
Kunsthistorisches Museum, Vienna
Sempre ho ssentito a ddí cche li paesi
hanno oggnuno una lingua indifferente,
(1)
che dda sciuchi l’impareno a l’ammente,
(2)
e la parleno poi per èsse intesi.


Sta lingua che ddich’io l’hanno uguarmente
Turchi, Spaggnoli, Moscoviti, Ingresi,
Burrini, Ricciaroli, Marinesi,
e Ffrascatani, e ttutte l’antre ggente.


Ma nnun c’è llingua come la romana
pe ddí una cosa co ttanto divario,
che ppare un magazzino de dogana.


Per essempio noi dimo ar cacatore,
commido, stanziolino, nescessario,logo, ggesso, ladrina e mmonziggnore. (3)
(G.G. Belli, 16 dicembre 1832)
(1) differente; (2) bambini; (3) cesso, latrina

mercoledì 10 giugno 2020

Le sciarlette de la Commare

Eugenio Bosa, "Due comari"'800 veneziano
Dico, diteme un po’, ssora commare,
che sset’ita discenno a Mmadalena
che llui me pista, e nun c’è ppranzo e ccena
che ffinischi tra nnoi senza caggnare?

Ebbè? Ssi Ustacchio me bbastona, è affare
da pijjavvene mó ttutta sta pena?
Che importa a vvoi? Me mena, nun me mena,
è mmarito e ppò ffà cquer che jje pare.

Che vve n’entra in zaccoccia, sora ssciocca,
de li guai nostri? Voi, sora stivala,
impicciateve in quello che vve tocca.

Vardela llí sta scianca a ccressceccala!
Lei se tienghi la lingua in ne la bbocca,
e ss’aricordi er fin de la scecala.
(G.G. Belli, 24 gennaio 1835)

sabato 23 maggio 2020

Una disgrazzia

Ettore Roesler Franz- Roma, scena di vita al ghetto (1880)
Come sò le disgrazzie! Ggiuveddí
in d’un orto viscino a Bbervedé
ciannassimo un tantino a ddivertí
Pepp’er chiavaro, Bennardino e mmé.


Cuanto stassimo alegri! Abbast’a ddí
che cce bbevessim’un barile in tre:
e vverzo notte, in de l’uscí de llí
pijjassimo er risorio in d’un caffè.
(*)

Ma ar tornà a ccasa poi, ner zalí ssú,
cosa diavolo fussi io nu lo so,
sbajjai scalino e mme n’agnedi ggiú.


Ste scale nu le vònno illuminà:
e ecchete spiegato, Picchiabbò,
come sò le disgrazzie a sta scittà.

(G.G. Belli, 13 dicembre 1832)
(*) rosolio

giovedì 23 aprile 2020

Un gastigo de la Madonna

Antonio Ligabue - Gatto con topo in bocca (1958)
A le storielle tue io nun ce storcio:
duncue credi a le mie. Ggiggia e Ggrilletto
s’ereno chiusi a ttanto de scatorcio
pe cquer tal’affaruccio che tt’ho ddetto.

E ggià staveno a mmette a lo spilorcio
der marito una penna ar cappelletto,
cuanno a cquer tipp’e ttappe ecchete un zorcio
che scappa da un cuscino accapalletto.

Visto er nimmico suo, subbito er gatto
pijja l’abbriva, s’aggrufa, se corca,
eppoi zompa sur letto
ippisifatto.

Senti che ccaso! cuella bbestia porca
nell’impito aggranfiò ttutt’in un tratto
un uscello incastrato in d’una sorca.

(G.G. Belli, 13 dicembre 1832)

domenica 12 aprile 2020

La Santa Pasqua

Ecchesce a Ppasqua. Ggià lo vedi, Nino:
la tavola è infiorata sana sana
d’erba-santa-maria, menta romana,
sarvia, perza, vïole e ttrosmarino.

Ggià ssò ppronti dall’antra sittimana
diesci fiaschetti e un bon baril de vino.
Ggià ppe ggrazzia de Ddio fuma er cammino
pe ccelebbrà sta festa a la cristiana.

Cristo è risusscitato: alegramente!
In sta ggiornata nun z’abbadi a spesa
e nun ze penzi a gguai un accidente.

Brodetto, ova, salame, zuppa ingresa,
carciofoli, granelli e ’r rimanente,
tutto a la grolia de la Santa Cchiesa.

(G.G. Belli, 19 aprile 1835)

lunedì 6 aprile 2020

Detto arabo

«Sui cadaveri dei leoni festeggiano i cani credendo di aver vinto.
Ma i leoni rimangono leoni e i cani rimangono cani
».
(Muhammad ibn Idris al-Shafi'i, 767 – 820)